UN PO’ DI STORIA DELL’EDIFICIO

 

Le prime notizie certe circa l’edificio attualmente sede delle scuole elementari A. Albertazzi risalgono al 1771 e ci provengono dalla documentazione del Catasto, un Ufficio Pubblico che registrava tutti i proprietari delle abitazioni, dei terreni e la loro capacità produttiva.

La villa o "casa di villeggiatura" (così veniva chiamata la residenza fuori porta dei ricchi cittadini borghesi) apparteneva a quel tempo alla marchesa Ercolani Zagnoni ed era circondata da un podere di terra giudicato dai periti in parte buono, in pare mediocre, "arativo, arborato, vitato e casalivo". Era cioè da arare e coltivare a grano o "marzatelli" (segale, miglio e altre colture primaverili), con la presenza di alberi (probabilmente gelsi per l’allevamento dei bachi da seta), viti e case (si trattava dell’abitazione del fattore -oggi utilizzata nella scuola come palestra- e di un’altra casa colonica nei pressi della via Emilia). Un ulteriore piccolo appezzamento, giudicato invece "infimo", si trovava oltre lo "stradello pubblico che conduceva alla Certosa" (dai primi dell’Ottocento sarà chiamato Berretta Rossa, pare dal colore del copricapo dei biroccianti che abitavano numerosi in quella zona), all’angolo con la "Strada Maestra di S.Felice" (la via Emilia), a ridosso di una sorta di argine con dei gelsi. Qui c’era anche il macero utilizzato per la lavorazione della canapa di tutto il fondo.

Tra la fine del settecento e l’inizio dell’ottocento si erano quindi verificati diversi passaggi di proprietà, fino al 1807, quando la tenuta era stata acquistata da Camillo Bassi, ricco possidente con terreni e immobili a Bologna, Bertalia, Calderara e Anzola. Alla sua morte, avvenuta nel 1842, era stata ereditata dalla moglie e poi dai figli; infine -grazie al matrimonio contratto da una delle figlie, Metilde- nel 1880 era entrata a far parte dei beni della famiglia Aldini.

Cinque anni più tardi veniva acquistata dalla "egregia donzella Mamo Erminia del fu Cavalier Ingegnere Michele" per essere inserita tra i beni da portare in dote al futuro marito (il matrimonio si sarebbe celebrato di lì a poco, il 16 marzo 1885), il Cavalier Antonio Cuzzo Crea, "nativo di Reggio Calabria, possidente", allora proprietario e direttore del quotidiano bolognese "La Gazzetta dell’Emilia".

Nata a Parigi dal soprano Adelaide Borghi (si racconta che l’avesse data alla luce poche ore dopo avere calcato le scene), Erminia Mamo aveva seguito le orme materne, diventando una apprezzata cantante lirica.

Dai rogiti notarili si possono ricavare ulteriori informazioni sugli edifici: la "casa di villeggiatura" era disposta su due piani e aveva 18 ambienti; la "casa d’affitto" (al di là di via Berretta Rossa, all’angolo "casa con stalla, rimessa a fienile" e con la via Emilia) erano anch’esse a due piani con -rispettivamente- 14 e 15 vani. Facevano parte dell’acquisto anche tutti i mobili presenti nella villa, "gli arredi sacri della cappella, la vaseria, gli agrumi e il vasellame di cantina".

Quando nel 1919 la proprietà venne venduta al Dr. Carlo Parenti e -in minima parte- alla sua Società , le Fonderie Parenti e C, dai documenti apprendiamo nel corso degli anni erano stati compiuti importanti interventi per quanto riguarda gli edifici. La villa padronale era stata ampliata e portata a 43 ambienti, mentre nel luogo dove sorgeva la piccola cappella privata era stata eretta una nuova costruzione -oggi è adibita a scuola materna- utilizzata come serra al piano inferiore e abitazione civile al primo piano. Un altro stabile con botteghe e ben 88 vani -non compreso però nel contratto di vendita- era stato costruito all’angolo tra la via Emilia e via Berretta Rossa, di fronte all’altro già proprietà Mamo. Carlo Parenti, le cui Officine confinavano con il lato est dell’area acquistata, era il primo interessato al terreno in vista di una crescita dello stabilimento, puntualmente verificatosi negli anni successivi dopo la fusione che aveva dato vita alla "Società Anonima Officine Calzoni Parenti". L’Amministrazione Comunale, nel 1919, era alla ricerca di un edificio per i "sobborghi di Otto Colonne e S. Viola la cui popolazione scolastica -si affermava in una delibera del Consiglio Comunale- è in continuo aumento e si impone l’apertura di una nuova scuola di corso elementare". Il trenta maggio 1919 il Consiglio Comunale all’unanimità decideva "l’acquisto dall’attuale proprietario Sig. Dr. Carlo Parenti della Villa Borghi Mamo in località Otto Colonne cui è annesso un ampio giardino e che si presta ad essere adattata ad uso di scuola". L’acquisizione della villa, delle costruzioni adiacenti e di una piccola porzione di terreno veniva formalizzato l’anno successivo, il 10 Agosto 1920.

Le ricerche sono state compiute presso l’Archivio Notarile di Bologna, la Conservatoria dei Registri Immobiliari, l’Archivio di Stato (Catasto Boncompagni, Catasto Pontificio, Archivio Notarile, Archivio della Famiglia Montanari - Bianchini - Zagnoni) e l’Archivio del Conservatorio "G.B. Martini".